C’è ancora bisogno di parlare di V.U.C.A.? Penso di sì.
Ho conosciuto questo acronimo durante una serie di eventi organizzati nel 2018 con l’AIF Emilia-Romagna, e al tempo non ero l’unica tra i formatori presenti a non avere idea di che cosa fosse.
“Il primo passo per poter operare in un contesto VUCA consiste nell’acquisire una convinta consapevolezza che ci troviamo di fronte ad un cambiamento epocale. Sono anni che si parla di innovazione e cambiamento, ma questa volta non si tratta di un’evoluzione, bensì di una rottura radicale con il passato.”

Vedendo l’affacciarsi sul web di nuovi fantasiosi acronimi per sintetizzare la realtà pandemica che stiamo vivendo, propongo di riprendere il tema VUCA, perché abbiamo bisogno di questa consapevolezza e non ne vedo troppa in giro. Quindi, parliamone.
V.U.C.A. è un acronimo adottato a fine anni ‘80 dall’esercito americano per definire gli elementi caratterizzanti i nuovi scenari di guerra: Volatility, Uncertainty, Complexity, Ambiguity.
Qualche anno fa il VUCA è entrato nel linguaggio aziendale e in quello della formazione, perché queste caratteristiche da scenario bellico sembravano d’un tratto raccontare perfettamente la realtà che aziende e istituzioni vivono a partire dai primi anni del 2000: volatilità, incertezza, complessità, ambiguità.

La VOLATILITÀ si riferisce al costante cambiamento della realtà che ci circonda. Un cambiamento veloce in modo esponenziale, turbolento, in cui fare previsioni causa-effetto è sempre più difficile. 
L’agilità organizzativa agisce da contromisura alla volatilità, in quanto permette una maggiore percezione ed esplorazione del contesto, e un adattamento più elastico alle situazioni e alle opportunità.

L’INCERTEZZA è dovuta ad una sostanziale ignoranza della frequenza e della portata dei cambiamenti: VUCA incertezzal’esperienza e gli strumenti collaudati non sono sufficienti a determinare l’esito di decisioni e iniziative.

La raccolta massiva di dati da esplorare in modo proattivo sta alla base della conoscenza necessaria per limitare l’incertezza, in un’ottica di condivisione e collaborazione.
 In un mondo VUCA non ci si muove da soli ma in rete, attivando competenze trasversali, perché nessuno ha tempo e modo di essere aggiornato e operativo su tutto.

Moltitudini di connessioni e di variabili, relazioni multiformi e non lineari tra gli elementi in gioco: la COMPLESSITÀ non si combatte ma si avvicina con strumenti adeguati. Un mondo aggrovigliato non riesce sempre a fornire una chiara visione d’insieme di come le cose sono correlate e le semplificazioni, la soluzione unica, diventano rischiose scappatoie.VUCA complessità
Diventa necessario addentrarsi in situazioni nebulose e trarre vantaggio da questa esplorazione: letture trasversali, scenari innovativi e fuori dagli schemi. Il linguaggio visuale favorisce questa esplorazione: apre la mente a nuovi punti di vista, nuove prospettive e combinazioni degli elementi. Il linguaggio visuale amplifica il contenuto verbale, abbinando visione sistemica e analitica, favorendo la condivisione e il confronto rispetto all’autoreferenzialità. 
Se ti è chiaro in che cosa consista il linguaggio visuale, ecco un link per saperne di più: www.scribing.it

Nel mondo di oggi, infine, è raro che le cose siano completamente chiare o determinabili con precisione. Quando il significato di una situazione è difficile da stabilire, quando siamo in presenza di contraddizioni e paradossi che le categorie assolute non riescono più a rappresentare, siamo nell’AMBIGUITÀ. 



VUCA ambiguitàApertura e flessibilità ci permettono di vivere l’ambiguità senza trovare rifugio in schemi mentali rigidi e personali, di prendere decisioni con consapevolezza e disponibilità a commettere errori.

Allora, siamo pronti mondo VUCA? 😀
Se ti incuriosiscono i “nuovi fantasiosi acronimi per sintetizzare la realtà pandemica che stiamo vivendo”, eccone uno: https://stephangrabmeier.de/bani-versus-vuca/

Nowhereweb staff: Giulia Sabbadini

Giulia Sabbadini

Socio fondatore di Nowhere. Dopo una lunga esperienza in progetti multimediali ha scoperto il Graphic Recording e la Facilitazione Visuale. Oggi, come facilitatrice esperta, utilizza il disegno e linguaggio visuale per accompagnare persone e gruppi in percorsi formativi di co-creazione, e in processi di cambiamento.

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